Come abbiamo già approfondito nel precedente articolo, oggi è sempre più frequente trovare in commercio prodotti che riportano in etichetta il claim “senza zuccheri aggiunti”, ma che, tra gli ingredienti, contengono edulcoranti. Ma che cosa sono esattamente queste sostanze? E soprattutto, è davvero necessario evitarle completamente?
Cosa sono gli edulcoranti?
Gli edulcoranti sono delle sostanze naturali o chimiche con un potere altamente dolcificante, rispetto allo zucchero bianco (il saccarosio). Il diritto racchiude le vare tipologie di edulcoranti in due macrocategorie:
- Edulcoranti intensivi, nei quali sono ricompresi la maggior parte di dolcificanti che si trovano sul mercato (liquidi, in compresse o in polvere), e che hanno un elevato potere addolcente. Parliamo dell’aspartame, l’acesulfame, il sucralosio, il ciclammato, la saccarina, la stevia, che sono frequenti da trovare nei prodotti light o senza zuccheri aggiunti, poiché non apportano alcuna caloria, a differenza dallo zucchero.
- Polioli, in questa categoria, invece, rientrano tutti gli edulcoranti che sono in grado di dare non solo dolcezza al prodotto, ma anche consistenza, come l’isomalto, l’eritritolo, lo xilitolo o il maltitolo. Per queste ragioni, essi vengono impiegati in pasticceria e per la produzione di caramelle gommose. Diversamente dalla precedente categoria, però, questi contengono calorie, seppur in quantitativi nettamente minori rispetto allo zucchero da tavola. Inoltre, potrebbero avere un effetto lassativo, se consumati in quantità ingenti, motivo per cui nelle etichette di prodotti che li contengono è richiesta ex lege la dicitura “un consumo eccessivo può avere effetti lassativi”.

Dove li troviamo più spesso?
- nei prodotti destinati ai diabetici o per chi vorrebbe perdere peso;
- dolcificanti venduti come sostitutivi dello zucchero;
- nei prodotti sui quali è presente la dicitura “light”, “senza zuccheri aggiunti”, “diet”, come marmellate, succhi, bevande gassate;
- integratori sportivi;
- farmaci;
- dentifrici e collutori.
Cosa ci dice la disciplina regolamentare?
Come per tutto il settore food, l’Europa ha una regolamentazione particolarmente puntuale in materia di edulcoranti. Nello specifico, abbiamo il Regolamento n. 1333/2008 che individua gli edulcoranti come additivi alimentari e ne fissa le regole di utilizzo, nonché le tipologie ammesse. Gli alimenti per i quali è ammesso l’utilizzo sono tassativamente elencati nel regolamento (per esempio, ne sono esclusi i prodotti per lattanti), così come il quantitativo massimo ammesso nel prodotto finito.
Per garantire la trasparenza delle informazioni fornite al consumatore, la normativa dell’Unione europea prevede specifici obblighi di indicazione in etichetta per gli alimenti che contengono edulcoranti. In particolare, quando sono presenti edulcoranti, deve essere riportata la relativa dicitura, come “con edulcorante” oppure, nel caso in cui siano presenti anche zuccheri aggiunti, “con zuccheri ed edulcorante”. Tale indicazione deve comparire in prossimità della denominazione dell’alimento, così da risultare immediatamente visibile al consumatore. Nella pratica, è frequente che le aziende evidenzino tale informazione attraverso un asterisco o un richiamo grafico posto accanto alla denominazione del prodotto, rinviando alla specifica indicazione relativa alla presenza di edulcoranti.

Quali sono i pro e i contro di questi additivi?
Questo tipo di prodotto, come abbiamo visto, viene utilizzato come sostituto dello zucchero tradizionale, soprattutto nei prodotti destinati ad un mercato ben specifico: quello più “salutare”. Infatti, diversamente dallo zucchero tradizionale, i dolcificanti hanno un bassissimo contenuto calorico (o pari a zero, come nel caso degli edulcoranti intensivi) e consentono di evitare i picchi glicemici.
Di conseguenza, sono ottimi per chi segue una dieta ipocalorica e non vuole rinunciare al gusto del dolce. Per ciò che riguarda gli aspetti critici, i sostituti dello zucchero sono generalmente sani se assunti entro le quantità minime consigliate (che dipendono dal tipo di edulcorante e parliamo in termini di mg). L’aspetto potenzialmente problematico è che potrebbero influenzare significativamente le abitudini alimentari e comportamentali, per esempio contribuendo a favorire il consumo di bibite e orientare il palato verso sapori più dolci, seppur studi più recenti abbiano evidenziato che questa connessione non è scientificamente dimostrata.
Consigli per il consumatore
Abbiamo assodato che il consumo di questi additivi è pressoché sicuro, ovviamente sempre se inserito in un contesto di alimentazione sana ed equilibrata.
Quale edulcorante sarebbe meglio prediligere?
Considerando le caratteristiche dei diversi tipi di edulcoranti, sarebbe meglio scegliere:
- quelli intensivi, per dolcificare bevande e caffè, poiché dolcificano molto, non hanno calorie e tendenzialmente hanno un gusto neutro. Più nello specifico, se non amate retrogusti nelle bevande, vi sconsiglierei la stevia che, seppur sia di oridine naturale poiché estratto dalle foglie di stevia, ha un leggero retrogusto di liquirizia che può dar fastidio ai palati non abituati. Piuttosto, vi consiglierei il sucralosio o l’aspartame, che hanno un gusto più neutro, oppure l’eritritolo che però rientra nella seconda categoria, dunque ha qualche kcal.
- i polialcoli, per le preparazioni dolciarie, poiché dolcificano, pur non caricando di calorie il prodotto finito, e contribuiscono a darne anche consistenza.
Per quanto riguarda la consistenza da scegliere, anche in questo caso la decisione dipende dall’utilizzo che si intende farne. Personalmente, prediligo gli edulcoranti in forma liquida, perché li trovo più versatili e pratici, soprattutto per dolcificare le bevande, sia calde che fredde. Le versioni in polvere o in compresse possono essere utilizzate anch’esse nelle bevande e, in alcuni casi, nelle preparazioni, ma le considero meno pratiche.

Articolo molto interessante!
Grazie di cuore, Renata! Sono contenta che ti piaccia 😊