I PFAS (sostanze per‑ e polifluoroalchiliche) sono una vasta famiglia di composti chimici sintetici caratterizzati da una stabilità eccezionale, che li ha resi per decenni utili in numerose applicazioni industriali, inclusi gli imballaggi alimentari.
La loro capacità di respingere acqua e grassi ha favorito l’impiego in carte e cartoni anti‑unto, molto diffusi nel settore food. Tuttavia, la crescente evidenza scientifica sulla loro persistenza ambientale e sugli effetti avversi per la salute ha portato l’Unione Europea a intervenire con il nuovo Regolamento PPWR (Packaging and Packaging Waste Regulation), che introduce un divieto specifico per i PFAS negli imballaggi destinati al contatto con alimenti.
La transizione è già in corso e avrà un impatto significativo per la salute dei consumatori, considerato che l’eliminazione dei PFAS renderà il cibo più sicuro.
PFAS: cosa sono
L’acronimo PFAS significa Per- and polyfluoroalkyl Substances, o in italiano sostanze alchiliche perfluorurate e polifluorurate in italiano. I PFAS comprendono migliaia di molecole accomunate dalla presenza di legami carbonio‑fluoro. Questo legame è dotato di grande forza, che contribuisce a dare agli PFAS le proprietà che più li distinguono:
- elevata stabilità termica
- resistenza alla degradazione chimica e biologica
- capacità di respingere acqua, oli e grassi
- comportamento antiaderente e anti‑unto.
Proprio in virtù di queste caratteristiche, una delle prime applicazioni industriali degli PFAS è stato l’impiego come rivestimento antiaderente nelle pentole da cucina, che storicamente ha avuto inizio nel 1938 con l’introduzione del teflon. Le formulazioni attuali di questo polimero sono state poi negli anni modificate, rendendolo progressivamente più sicuro, fino ai prodotti attuali, che sono considerati sicuri nelle adeguate condizioni di uso.
A seguire nei decenni, gli utilizzi dei composti PFAS sono stati vari e molteplici, quali ad esempio:
- Imballaggi alimentari: rivestimenti anti-grasso per carta e cartone, come contenitori per fast food, sacchetti per popcorn, packaging per prodotti da forno.
- Tessile tecnico: impermeabilizzanti e idrorepellenti per abbigliamento outdoor, tende, attrezzature sportive.
- Utensili da cucina: rivestimenti antiaderenti a base di PTFE (Teflon).
- Schiume antincendio: utilizzate in aeroporti, basi militari e impianti industriali.
- Dispositivi medici: membrane filtranti, cateteri, componenti biocompatibili.
Perché l’eliminazione dei PFAS renderà il cibo più sicuro: il profilo tossicologico
La tossicità dei PFAS è strettamente legata alla loro persistenza ambientale e alla capacità di accumularsi nei tessuti biologici. La stabilità del legame carbonio-fluoro impedisce la degradazione naturale: i PFAS non vengono scissi dai microrganismi, resistono alla fotolisi e non si trasformano in prodotti innocui.
Dal punto di vista biologico, i PFAS mostrano una marcata affinità per le proteine plasmatiche, in particolare l’albumina. Questo comporta una distribuzione sistemica e un’emivita molto lunga nell’organismo umano: alcuni PFAS possono permanere nel corpo per anni prima di essere eliminati. La loro capacità di interferire con i sistemi endocrini è uno degli aspetti più rilevanti dal punto di vista tossicologico.

I PFAS esercitano la loro tossicità attraverso una serie di meccanismi che coinvolgono metabolismo, sistema endocrino, sistema immunitario e organi bersaglio.
Tra i fenomeni segnalati, si riscontra l’alterazione dei recettori PPAR, strutture biologiche fondamentali per il metabolismo lipidico, la risposta infiammatoria e l’omeostasi energetica. La modulazione anomala di questi recettori può portare a disfunzioni epatiche, alterazioni del colesterolo e modificazioni della risposta infiammatoria. Inoltre, i PFAS influenzano il sistema immunitario, riducendo la capacità di produrre anticorpi e aumentando la suscettibilità alle infezioni: l’immunotossicità è considerata uno degli effetti più sensibili e più precocemente osservabili.
Un altro meccanismo rilevante riguarda la funzione tiroidea. Molti PFAS interferiscono con il trasporto e il metabolismo degli ormoni tiroidei, essenziali per la crescita e lo sviluppo neurologico.
PPWR e PFAS
l Regolamento europeo sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio (PPWR) è una riforma strutturale dell’intero sistema di produzione, utilizzo e gestione degli imballaggi nell’Unione Europea. Il PPWR è un Regolamento Europeo, direttamente applicabile negli Stati membri, che introduce obblighi uniformi, con l’obiettivo di ridurre l’impatto ambientale degli imballaggi, aumentare la riciclabilità effettiva e garantire una maggiore sicurezza per i consumatori. Il regolamento è entrato formalmente in vigore l’11 febbraio 2025, ma le disposizioni più rilevanti — tra cui quelle sui PFAS — si applicano dal 12 agosto 2026.
Cosa cambia dal 12 agosto 2026
L’intervento del PPWR sui PFAS rappresenta uno dei cambiamenti più significativi dell’intero regolamento, perché incide direttamente su una categoria di sostanze che negli ultimi decenni ha avuto un ruolo centrale nella progettazione degli imballaggi alimentari. A partire dal 12 agosto 2026, il PPWR introduce un sistema di restrizioni che non si limita a vietare l’aggiunta intenzionale dei PFAS, ma ridefinisce completamente il modo in cui le aziende devono gestire la presenza — anche accidentale — di queste sostanze nei materiali destinati al contatto con alimenti.

Il principio alla base della norma è chiaro: i PFAS, per la loro persistenza ambientale e per gli effetti sanitari documentati, non possono più essere considerati compatibili con un modello di produzione sostenibile e con un sistema alimentare sicuro. Per questo motivo, il PPWR stabilisce che nessun PFAS possa essere aggiunto intenzionalmente agli imballaggi alimentari. Questo divieto riguarda sia i PFAS non polimerici, come PFOA e PFOS, sia i fluoropolimeri utilizzati come rivestimenti anti-grasso su carta e cartone.
Il nuovo regolamento, tuttavia, riconosce che la presenza accidentale di PFAS può derivare da contaminazioni ambientali, residui di produzione o migrazione da materiali riciclati. Per questo introduce limiti quantitativi molto severi, che hanno lo scopo di ridurre al minimo l’esposizione del consumatore:
- 25 ppb per singolo PFAS non polimerico,
- 250 ppb per la somma dei PFAS non polimerici,
- 50 ppm per il fluoro totale, inclusi i PFAS polimerici.
Questi limiti sono tra i più restrittivi mai introdotti a livello internazionale e richiedono alle aziende un controllo analitico molto accurato. Non si tratta solo di verificare l’assenza di PFAS aggiunti intenzionalmente, ma di garantire che eventuali tracce non superino le soglie consentite. Questo implica l’adozione di metodi analitici avanzati, e indurrà gli operatori del settore a rivedere dalla base la progettazione dei materiali.
Cosa possono aspettarsi i consumatori?
Dal 12 agosto 2026 gli imballaggi destinati al contatto con alimenti non potranno più contenere PFAS aggiunti intenzionalmente, come previsto dal Regolamento UE 2025/40 (PPWR). Per il consumatore questo si traduce in una sostituzione di vaschette, carte antigrasso, contenitori per asporto e packaging alimentari che in passato utilizzavano trattamenti idro‑ e oleorepellenti a base di PFAS. I prodotti sugli scaffali potranno apparire simili, ma la composizione dei materiali sarà diversa, e aumenterà la tutela nei confronti dei consumatori assieme alla salubrità degli alimenti. Infatti, l’eliminazione dei PFAS renderà il nostro cibo più sicuro.
Cosa troviamo in commercio dal 12 agosto 2026?
È importante distinguere tra ciò che è immesso sul mercato e ciò che è semplicemente in vendita. Gli imballaggi immessi sul mercato prima del 12 agosto 2026 potranno essere venduti fino a esaurimento scorte, senza obbligo di ritiro. Questo significa che nei negozi, per alcune settimane o mesi, il consumatore potrà trovare una coabitazione di imballaggi conformi e non conformi, tutti perfettamente legali. Al contrario, qualsiasi nuovo lotto immesso sul mercato dal 12 agosto in poi ha l’obbligo di essere pienamente conforme al PPWR.
Vorrei essere sicuro che l’imballaggio non contenga PFAS: esiste un logo per verificare?
Attualmente non esiste un marchio europeo “PFAS free”. Se alcuni prodotti presentano diciture “PFAS free”, queste sono apposte in modo volontario, ma non è previsto un logo ufficiale uniformato dall’Unione Europea.
Tuttavia, la natura del Regolamento, impone l’applicazione della legge agli stati senza ritardi o recepimenti successivi, per cui il consumatore ha la certezza che dal 12 agosto 2026 le nuove immissioni sul mercato sono conformi a quanto prescritto.
Cosa faccio se ho in casa confezioni acquistate prima del 12 agosto 2026?
La nuova normativa PPWR impone standard aggiornati per i prodotti di nuova fabbricazione, ma questo non implica procedure di richiamo per i prodotti venduti in precedenza. Questi possono quindi essere utilizzati fino al loro naturale esaurimento, perché sono comunque confermi alla normativa precedente, che già imponeva requisiti rigorosi sui Materiali e Oggetti a Contatto con gli Alimenti (MOCA).

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