Dal vocabolario del Chiappini, (metà dell’800) è possibile risalire al termine “abbacchio“, utilizzato nella storia pastorale romana, per indicare un agnello giovane, ancora lattante, macellato per la vendita, ancora oggi protagonista indiscusso della cucina romanesca e dell’intera regione del Lazio.
“Si chiama abbacchio il figlio della pecora ancora lattante o da poco slattato; agnello il figlio della pecora presso a raggiungere un anno di età e già due volte tosato. A Firenze non si fa distinzione l’uno e l’altro si chiamano agnello”.
Una tradizione lontana che ha dato origine a una miriade di piatti storici consumati dall’autunno alla primavera e soprattutto nel periodo delle feste di Natale. Al forno con le patate a tocchetti, al limone oppure l’abbacchio a “scottadito” e l’abbacchio alla “cacciatora”, che, cucinato con sapienza e tradizione, suscita autentiche emozioni di gusto.
































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